Ho sempre sostenuto che il crowdfunding dovesse essere considerato uno strumento che deve viaggiare in parallelo con diverse strategie di finanziamento.
Con Giuliana Bo, esperta di Parternariato Pubblico Privato (PPP), abbiamo esplorato le possibilità del civic crowdfunding associato al PPP.
Civic crowdfunding e PPP: un modello di funding possibile?
di Giuliana Bo e Federico Bo
Giuliana Bo è esperta PPP, dottore commercialista e revisore contabile, fondatrice di Hitalyca
Premessa
L’obiettivo del presente approfondimento è quello di puntare l’attenzione su forme alternative di finanziamento per operazioni in Partenariato Pubblico Privato (PPP) in cui il cittadino e la collettività agiscono da perfetto misuratore delle performance ex ante ed ex post: il civic crowdfunding.
L’evoluzione del crowdfunding classico, come di altri modelli, si afferma sempre di più ad uso della pubblica amministrazione per la realizzazione di opere pubbliche. In particolare nel civic crowdfunding il progetto da finanziare è un bene o un servizio di pubblica utilità in cui la partecipazione dei cittadini, “la folla”, prende parte nel finanziamento del progetto in strutture di financial modeling ancora da definire in cui è fondamentale il rapporto cittadino-Stato.
È ipotizzabile un nuovo paradigma per la realizzazione di opere pubbliche o servizi di pubblica utilità in cui le diverse opportunità di schemi di finanziamento offerte dagli istituti di PPP per far fronte alle carenze di risorse pubbliche, si intersecano con la partecipazione dei cittadini, sia attraverso la partecipazione finanziaria nello schema di finanziamento, sia nella valutazione e apprezzamento del gradimento del progetto attraverso il coinvolgimento con la rete.
Il vantaggio nell’utilizzo del civic crowdfunding in un’operazione di PPP (PPP-CC) si realizza attraverso la realizzazione di uno schema di finanziamento diverso, in cui la parte privata è rappresentata dal finanziamento che proviene dai cittadini attraverso la rete, ed integrato con risorse nazionali o europee (fondi SIE). In tal senso il civic crowdfunding si inquadrerebbe quale strumento di finanziamento nell’evoluzione degli schemi di funding delle operazioni di PPP.
La collaborazione tra la pubblica amministrazione e la collettività del territorio svolge così da cerniera tra interessi e bisogni della collettività e la realizzazione delle opere pubbliche.
Una relazione, nonché sinergia, tra il crowdfunding e il PPP la si può intravedere considerando gli elementi fondamentali che la caratterizzano:
- idea progettuale
- la pubblica amministrazione con scarsità di finanziamenti
- il privato che interviene sia come finanziatore sia come valutatore del progetto
- il rafforzamento dei legami tra il cittadino, la collettività, ed il territorio
- creazione di un sistema di relazioni attivo tra enti locali, imprese, associazioni, cittadini
- il valore emotivo per il territorio e la comunità, nonché il senso di appartenenza che si sviluppa con il progetto.
La pubblica amministrazione, solitamente a livello locale, può attraverso l’uso della rete e del civic crowdfunding rispondere alle esigenze delle comunità con la realizzazione di opere pubbliche o servizi di pubblica utilità, nonché promuovere la partecipazione dei cittadini in modelli di finanziamento democratico.
Gli autori, ciascuno nel proprio ambito di competenza, si pongono come esploratori del tema del civic crowdfunding al servizio delle opere pubbliche in PPP, senza avere la pretesa di esaurire quanto di possibile possa essere ancora messo in evidenza, ma bensì come proponenti di un tema che potrà essere oggetto di studio e approfondimento per il settore pubblico e delle opere pubbliche.
Che cos’è e origini del civic crowdfunding
Prima di argomentare sul civic crowdfunding è necessario fare alcuni cenni sul crowdfunding in generale. Il crowdfunding ha diverse definizioni; l’European Crowdfunding Network lo definisce come “L’accumulo di piccoli investimenti in singoli progetti da parte di un gran numero di individui (la “folla”) tramite o con l’aiuto di internet” in cui gli elementi principali sono un progetto, la raccolta fondi, la folla e internet, strumento per realizzare il progetto attraverso la condivisione.
Il termine crowdfunding è ampio e onnicomprensivo di tendenze, processi e strumenti in cui coesistono:
- un progetto da realizzare con trasparenza assoluta e libertà di progettazione;
- un mix di social networking e nuove forme di economia;
- una community sensibile, coinvolta e reattiva;
- un finanziamento trasversale;
- strumentazioni digitali adatte a connettere le community ed il progettista.
Una piattaforma italiana, Produzioni dal Basso, creata nel 2007, ha anticipato un modello che sarebbe diventato mainstream grazie alle grandi piattaforme internazionali come Kickstarter, Indiegogo e Ulule.
Il crowdfunding è un fenomeno complesso e in continua evoluzione ed espansione che ha portato alla nascita di diversi modelli e può essere suddiviso in diverse categorie[1]:
- Donation-based: si basa su donazioni pure; il progettista chiede donazioni alla folla di navigatori digitali, senza offrire alcun tipo di reward; è la prima forma di crowdfunding ad esistere;
- Reward-based: donazioni ricambiate da una ricompensa (fisiche o digitale); è il modello più conosciuto e diffuso con sottocategoria “all or nothing” e “take it all”;
- Social Lending: è un prestito tra privati secondo la modalità peer-to-peer (P2P) tipica delle comunità virtuali;
- Equity-based: finanziamento mediante una folla d’investitori a cui vengono cedute quote della startup; nasce dal web, ma si sviluppa dalla difficoltà delle startup a trovare finanziamenti[2]; all’equity crowdfunding si può accedere solo attraverso una società;
- Royalty-based crowdfunding: finanziamento ricambiato dall’obbligo di cedere una royalty fissa sotto forma di quota dei profitti; è una sottocategoria del crowdfunding reward-based che si sta diffondendo sempre di più;
- Do-It-Yourself: non è presente l’intermediazione di una piattaforma di crowdfunding e si basa sulla presenza di una comunità forte, coinvolta e consolidata dietro alla persona o progetto (es. raccolta fondi per la campagna elettorale del presidente Obama negli USA o il Movimento 5 stelle in Italia);
- Corporate funding: campagna create da una o più imprese più come scelta strategica che come necessità finanziaria.
Altre categorie a parte sono le seguenti:
- Civic Crowdfunding: il progetto da finanziarie è un bene o servizio di pubblica utilità in cui è importante il rapporto tra il cittadino e lo Stato; questo modello apre la strada a nuove forme di tassazione “a progetto”, la cui struttura è ancora indefinita, ma le cui potenzialità sono enormi;
- Real-estate crowdfunding: quando i fondi raccolti si utilizzano per finanziare la costruzione di immobili, offrendo spesso come reward la possibilità di disporre di quei locali (es. case di riposo o residenze sanitarie residenziali);
- Debt-based crowdfunding: ripaga il sostenitore tramite uno strumento di debito con dei termini di rimborso prefissati che generano un interesse. È uno strumento di finanziamento alternativo ai prestiti presso un istituto bancario tradizionale, è adatto in particolare per finanziare le startup ed è una categoria in via di sviluppo e diffusione.
In generale i modelli equity-based, reward-based e social lending sono più conformi all’attività imprenditoriale, mentre il donation-based si presta di più alle realtà no-profit; I progetti reward-based ed i prestiti peer-to-peer sono molto in voga, soprattutto fuori dall’Italia.
Il successo del crowdfunding è stato esponenziale e si sta diffondendo a ritmo accelerato, sostenendo l’innovazione delle imprese, impattando la politica dei governi e cambiando il ruolo delle istituzioni finanziarie di tutto il mondo. Le somme raccolte a livello mondiale – secondo il report Massolution – ammontano nel 2017 a più di 16 miliardi di dollari con una proiezione per il 2018 di 34 miliardi di dollari. In Italia[3] il totale raccolto dal crowdfunding fino ad oggi è pari a € 133.197.153 per un totale di 15.915 progetti finanziati, mentre € 41.406.243 è il totale raccolto nel 2017,+ 45% è la crescita rispetto al 2016: In particolare il 2017 è stato l’anno dell’equity crowdfunding; nel mondo il tasso di crescita si aggira al 63%[4].
ll crowdfunding nella sua forma attuale è nato, come abbiamo visto, una dozzina di anni fa, ma il fenomeno delle raccolte di fondi pubblici non è recente. Nel 1884 i francesi stavano per inviare la Statua della Libertà a New York, ma l’American Committee aveva stanziato solo una parte delle risorse necessarie per la realizzazione del piedistallo della statua, cosicché Joshep Pulitzer, coinvolse i cittadini attraverso il suo giornale a fare donazioni: ci furono 120.000 micro-donazioni!
La sua introduzione ha come finalità quella di agevolare l’accesso al credito e, soprattutto in Italia, le piattaforme italiane sono nate dalla volontà di trovare una soluzione alternativa agli strumenti finanziari tradizionali che potessero far fronte alla crisi economica. La necessità di rivolgersi alla “folla” di internet è seguita alla scarsa possibilità di trovare capitali sul mercato per finanziare i propri progetti imprenditoriali, ma alla base del crowdfunding esiste sicuramente un rapporto di fiducia e di trasparenza tra beneficiari e donatori.
Il civic crowdfunding, oggetto del presente lavoro, in una sua definizione, è l’uso del crowdfunding per produrre beni e servizi condivisi per le comunità (Davies 2014). Questa forma di finanziamento dal basso può partire su iniziativa dei singoli cittadini, spesso riuniti in associazioni o proposta dagli stessi enti locali, come i Comuni. Esso rappresenta l’utilizzo del crowdfunding per il finanziamento di opere e progetti pubblici da parte dei cittadini e della collettività; ed è l’applicazione del concetto del crowdfunding alla creazione, la rivalutazione e la riqualificazione di beni, spazi e luoghi pubblici (e non) e da questo punto di vista costituisce, non soltanto una soluzione al problema del finanziamento, ma rappresenta un paradigma coerente tra lo strumento e il fine: valorizzare, recuperare e riqualificare beni e luoghi comuni tramite il supporto della collettività.
Si parla di crowdfunding civico anche quando gli enti pubblici si attivano e raccolgono fondi sul web per iniziative di pubblica utilità. Sempre più spesso, nel mondo, la pubblica amministrazione è presente nel crowdfunding proponendo campagne rivolte alla collettività con progetti che la mettono al centro e rafforzano i rapporti con la cittadinanza.
È un metodo innovativo di finanziamento che solitamente è utilizzato per nuove iniziative imprenditoriali, culturali, sociali o del settore non profit. Negli ultimi anni c’è stata una crescita notevole del fenomeno, tuttavia permangono elementi di incertezza o di scarsa conoscenza, legati alle implicazioni pratiche, alle dinamiche di lungo periodo successive alla raccolta dei fondi e così via. Affinché tale sistema funzioni è necessario, innanzitutto, comprenderne la filosofia. Il modello potrebbe generare delle perplessità pensando che i progetti di pubblica utilità dovrebbero essere finanziati con le tasse; tuttavia la libertà, per i cittadini, di proporre e/o scegliere il progetto da finanziare consente un maggior coinvolgimento delle comunità e un migliore impatto sul territorio.
Il civic crowdfunding, in genere, è del tipo donation, reward o do-it-yourself, ma esistono anche le forme di equity-based e social lending[5].
Vantaggi e svantaggi, potenzialità e, ostacoli, del civic crowdfunding
In generale, i vantaggi del civic crowdfunding sono i seguenti:
- caratteri distintivi da altre forme di finanziamenti: flessibilità, coinvolgimento delle comunità, varietà delle sue forme e democratizzazione della finanza;
- possibilità di testare la validità dei progetti, esponendoli al giudizio della folla di internet e, dunque, ad una moltitudine di persone difficilmente raggiungibile in altri modi, garantendo, quindi, un ritorno non tanto (o non solo) economico, quanto più inteso in termini di feedback con valenza sociale;
- la possibilità di ricevere altre forme di finanziamento aumenta se la campagna ha successo;
- garantisce ai progettisti un maggior controllo sui loro progetti;
- l’elevato rischio del crowdfunding è ripartito in un numero elevato di sostenitori;
- trampolino di lancio per le start-up e le nuove idee imprenditoriali di tipo pubbliche/pubblico-privato, soprattutto quelle precluse dall’accesso al credito;
nel caso del social lending (prestito di denaro cd. peer-to-peer), in genere, il finanziamento di una campagna dovrebbe presentare un tasso di rendimento più alto rispetto a quello offerto da altri investimenti.
Mentre gli svantaggi [6] sono:
- svantaggi normativi e fiscali: svantaggi dovuti al sistema-paese Italia e l’assenza di una chiara regolamentazione univoca del crowdfunding in relazione all’imposizione fiscale;
- svantaggi inerenti ai costi: sottostima dei reali costi di una campagna e presenza di un elevato costo del capitale; per i progettisti e i sostenitori delle campagne è presente un elevato costo del capitale dovuto, in genere, ad un costo di raccolta che oscilla tra il 4% ed il 10% e da tutta una serie di ulteriori costi (es. costo delle reward);
- svantaggi legati all’inesperienza;
- non sempre il progetto arriva all’obbiettivo di budget prefissato nella campagna, pertanto non sempre il progetto porta al successo (eventuale danno di reputazione);
- diffidenza nei confronti dello strumento a causa in Italia della bassa alfabetizzazione digitale;
- problemi con la piattaforma e/o con i finanziatori;
- limitata attività di crowdfunding al di fuori dei propri confini nazionali che riduce il mercato potenziale.
I punti di forza del civic crowdfunding sono sintetizzabili in questi punti [7]:
- coinvolgimento dei cittadini non solo attraverso la mera donazione, ma anche tramite un processo che li veda protagonisti in tutte le fasi della campagna compresa quelle di proposta e scelta dell’obbiettivo;
- aumenta il senso di appartenenza ed il coinvolgimento dei cittadini per il proprio territorio;
- trasparenza del progetto e della rendicontazione poiché i cittadini possono accedere a tutte le informazioni sui progetti che intendono finanziare, sia online sia offline (sul territorio), sia ex ante sia ex post realizzazione;
- si possono creare delle relazioni tra le varie realtà presenti sul territorio, per esempio tra associazioni e imprese locali; le Pubbliche Amministrazioni e gli enti locali possono:
- far leva sulle strette relazioni con i cittadini e con le piccole e medie imprese;
- testare l’interesse dei cittadini per ogni nuovo progetto, in modo tale da poter meglio definire, grazie alla loro partecipazione, le priorità di ogni territorio e contribuire alla migliore allocazione delle risorse;
- investire il proprio budget in quei progetti ritenuti importanti dai cittadini stessi e per cui, spesso, mancano fondi statali per la loro realizzazione (Il civic crowdfunding 2018);
- alcune piattaforme sono attive soprattutto a livello locale (es. Ginger in Emilia Romagna) e, dunque, sono ottime per il lancio di progetti per la collettività che abita nel territorio.
Il civic crowdfunding è quindi una forma di governo partecipativo in cui viene generato valore con e attraverso il capitale relazionale delle comunità locali (Barollo e Castrataro 2013). Il dialogo tra cittadini ed enti locali consente di individuare i bisogni di un territorio e i progetti necessari per soddisfarli in un esercizio di cittadinanza attiva.
Tra gli ostacoli nell’utilizzo e nella diffusione del civic crowdfunding si rileva la scarsa conoscenza di che cosa sono e come funzionano il crowdfunding ed il civic crowdfunding, così come la complessa burocrazia, a volte difficilmente superabile per le stesse autorità pubbliche, rende spesso irrealizzabili alcuni progetti di civic crowdfunding.
Alcuni studi hanno rilevato che la social innovation richiede apertura al cambiamento e grande curiosità intellettuale. Il civic crowdfunding, che ne rappresenta uno strumento, è legato, come visto, al territorio. Una recente ricerca sembra evidenziare “che territori che possiedono una maggiore valenza socio-culturale manifestano, da un lato, un fabbisogno maggiore di investimenti in progetti di natura socio-culturale (quali, ad esempio, il civic crowdfunding) e, dall’altro, esprimono, nei confronti degli investitori, una maggiore attrattività, dovuta probabilmente alla equipollenza di interessi e valori socio-culturali.”(Falco, Volpe e Cucari 2015)
Questo porta a pensare che territori meno “attrattivi”, che beneficerebbero maggiormente del civic crowdfunding, potrebbero avere difficoltà a promuoverlo con successo; questo gap deve far riflettere tutti gli stakeholders (comunità, cittadini, enti locali, piattaforme) su come operare in questi contesti per evitare questo paradosso.
Uno degli errori da evitare è quello di utilizzare il crowdfunding solo perché “di moda”, senza uno studio, una pianificazione, una strategia e una profonda conoscenza di questo strumento.
Le piattaforme di civic crowdfunding in Italia e nel mondo
In Italia il fenomeno è iniziato all’incirca nel 2015, ma nel mondo esistono da molto tempo piattaforme di successo quali:
- Citizinvestor e Neighbour.ly sono piattaforme statunitensi reward-based che applicano ilmodello all-or-nothing;
- Spacehive è britannica, basata sul modello delle donazioni e sull’all-ornothing;
- LeihDeinerStadtGeld è tedesca, applica il modello all-or-nothing e si declina secondo il modello del social lending.
All’estero diverse piattaforme specializzate ottengono risultati considerevoli adottando modelli diversi: Goteo in Spagna si affida al match-funding con raddoppio della cifra donata, Patronicity negli USA ricorre al crowd-granting con sponsor che affiancano le contribuzioni della comunità, La Rouche in Canada affianca ai promotori delle campagne un team di esperti multidisciplinare. (Lodi 2018). È possibile per il settore pubblico italiano servirsi di queste piattaforme e presentarsi sul mercato globale, anche se il rischio potrebbe essere quello di rivolgersi anche ad una community straniera poco coinvolta a livello locale dalla reale esigenza del tipo di opera o servizio pubblico che si vuole realizzare.
Tuttavia, le campagne di civic crowdfunding, in generale, non si avvalgono di piattaforme specifiche, almeno in Italia, anche perché ve sono poche e per lo più poco o per nulla attive. Anche una piattaforma creata da ANCI Innovazione nel 2016, Sostieni l’idea, appare abbandonata. Fa eccezione la piattaforma PlanBee, attiva dal 2016 che ha raccolto finora circa 197.000 euro. Da citare anche Ginger, piattaforma emiliana per il “crowdfunding territoriale”. Tutte operano prevalentemente campagne di reward e donation, sono operative all’incirca dal 2015/2016, e ospitano per lo più di campagne promosse da organizzazioni no-profit e associazioni.
In Italia si preferisce fare affidamento su siti per il crowdfunding già esistenti sfruttando notorietà e affidabilità della piattaforma o se ne crea ex-novo una propria, attraverso il meccanismo DIY (Do It Yourself). Tra le piattaforme italiane maggiormente utilizzate nel contesto del civic crowdfunding si possono citare Produzioni dal Basso, Eppela, DeRev, Meridionare. Per la natura dei progetti, di solito viene adottata la modalità “all or nothing”, che prevede il rilascio delle donazioni solo in caso di raggiungimento dell’obbiettivo di finanziamento prefissato.
Fino ad ora le campagne di finanziamento sono state rivolte al finanziamento di progetti per la valorizzazione, il recupero e la riqualificazione di beni, spazi e luoghi dei comuni, spesso inutilizzati (es. restauro di una chiesa, la realizzazione di una biblioteca comunale, ecc.). La dimensione degli obiettivi di budget risiede in micro-piccole opere per valori minimi di 5.000 euro, medi di 300.000 euro e che solo al massimo possono superare il milione di euro. I settori prevalentemente sono per servizi sociali nel no-profit, restauro di beni, riqualificazione urbana.
Spesso sono i Comuni a stringere alleanze con le piattaforme. Nel 2016 il crowdfunding civico del Comune di Milano ha funzionato: il comune ha scelto Eppela quale piattaforma per raccogliere fondi attraverso il crowdfunding. Alla fine del periodo di sperimentazione sono stati finanziati 16 progetti su 18, raccogliendo 330.000 euro complessivi. La cifra è stata poi raddoppiata dal contributo del Comune, realizzando in pratica quella sorta di analisi di mercato tra i cittadini per la scelta dell’allocazione di risorse citata in precedenza.
Un altro esempio di partnership è quello tra il Comune di Mantova e la DeRev che ha visto nascere la piattaforma Co-Mantova; anche qui il Comune si impegna a integrare le raccolte fondi delle campagne con contributi pubblici.
Un approccio diverso al crowdfunding civico è quello promosso da Banca Etica in collaborazione con Produzioni dal Basso: attraverso un bando (IMPATTO+ “Diamo forza ai beni comuni”) sono stati selezionati 12 progetti di riqualificazione urbana. In sette hanno raggiunto il 75% del budget, e hanno quindi potuto accedere al contributo integrativo di Etica Sgr, pari al restante 25%. Il tutto grazie al Fondo di crowdfunding e micro-finanza, che eroga contributi per un valore massimo di 7.500 euro.
Tra le prime campagne di civic crowdfunding in Italia è da citare quella per il restauro del Portico di San Luca a Bologna, proposta nel 2014 dall’amministrazione comunale e diventata ormai il caso di studio per eccellenza. La campagna ha raccolto 340.000 euro da 7.111 donatori. Un altro esempio è quello che riguarda la ricostruzione della Città della Scienza a Napoli (piattaforma DeRev, 1.463.867 euro raccolti da 2.584 donatori).
Quindi le piattaforme, finora, si propongono quale strumento per la promozione e la diffusione di un modello alternativo per il finanziamento di progetti che abbiano quale oggetto, in genere, la rivalorizzazione di beni, spazi e luoghi inutilizzati, con particolare attenzione per quelli pubblici.
PPP e civic crowdfunding
E’ possibile considerare il civic crowdfunding come una evoluzione dei modelli di funding per la pubblica amministrazione nella nuova economia del sistema Italia?
I vincoli di bilancio delle pubbliche amministrazioni impongono la ricerca di alternative forme di finanziamento per la realizzazione di opere pubbliche tra cui il ricorso a forme di collaborazione tra il pubblico e il privato come le operazioni in PPP. Nelle operazioni di PPP può il privato essere costituito, o anche integrato, dalla “folla” dei cittadini?
È possibile un nuovo paradigma per la realizzazione di opere pubbliche o servizi di pubblica utilità in cui le diverse opportunità di schemi di finanziamento offerte dagli istituti di PPP per far fronte alle carenze di risorse pubbliche, si intersecano con la partecipazione dei cittadini, sia attraverso la partecipazione finanziaria nello schema di finanziamento, sia nella valutazione e apprezzamento del gradimento del progetto attraverso il coinvolgimento con la rete?
L’European Crowdfunding Network sottolinea come attraverso il civic crowdfunding possano svilupparsi al meglio le politiche del “act local, think global”. Le autorità locali possono usare questo strumento per rispondere alle esigenze delle comunità e promuovere la partecipazione dei cittadini e modelli di finanziamento democratico. La collaborazione tra la pubblica amministrazione e la collettività del territorio svolge così da cerniera tra interessi e bisogni della collettività e la realizzazione delle opere pubbliche.
Una relazione, nonché sinergia, tra il PPP e il Civic Crowdfunding (PPP-CC) la si può intravedere considerando gli elementi fondamentali che la caratterizzano:
- idea progettuale
- la pubblica amministrazione con scarsità di finanziamenti
- il privato che interviene sia come finanziatore sia come valutatore del progetto
- il rafforzamento dei legami tra il cittadino, la collettività, ed il territorio
- creazione di un sistema di relazioni attivo tra enti locali, imprese, associazioni, cittadini
- il valore emotivo per il territorio e la comunità, nonché il senso di appartenenza che un progetto comune sviluppa.
L’approccio è quello di una nuova forma di governo partecipativo della collettività capace di colmare la crescente sfiducia nei confronti dello Stato e dell’amministrazione pubblica; un approccio trasparente quindi perché garantisce la possibilità dei cittadini di accedere attraverso il web in qualsiasi momento alle informazioni riguardanti il progetto sostenuto.
La collaborazione tra la pubblica amministrazione e la collettività del territorio svolge così da cerniera tra interessi e bisogni della collettività e la realizzazione delle opere pubbliche. Tale collaborazione tra pubblico e privato risulta anche una strategia per creare un senso di appropriazione del bene comune. L’ultimo rapporto sul Crowdfundign in Italia[8] rivela numeri sempre più crescenti del fenomeno e il numero crescente delle iniziative e dei fondi raccolti esprime anche la capacità di coinvolgere molte persone nella progettualità di interesse collettivo.
Il vantaggio nell’utilizzo del civic crowdfunding in un’operazione di PPP (PPP-CC) si realizza attraverso la realizzazione di uno schema di finanziamento diverso, in cui la parte privata è rappresentata dal finanziamento che proviene dai cittadini attraverso la rete, ed integrata con risorse pubbliche nazionali o europee (fondi ESI – European Structural and Investment). In tal senso il civic crowdfunding si inquadrerebbe quale strumento di finanziamento nell’evoluzione degli schemi di funding delle operazioni di PPP.
Attraverso il crowdfunding civico si potrebbero implementare e utilizzare con maggiore efficacia e trasparenza anche i fondi strutturali europei, che essendo co-finanziamenti necessitano, in integrazione, di altre risorse, pubbliche e private, tramite match-funding. Anzi, integrando la flessibilità del crowdfunding nelle sue diverse modalità con i fondi ESI si arriverebbe all’emersione di uno schema finanziario centrato sul principio di addizionalità che non farebbe che aumentare i benefici, anche a livello europeo, che il crowdfunding civico ha mostrato di portare attraverso le iniziative locali.
Uno dei principali vantaggi del crowdfunding è quindi la possibilità di integrare le tradizionali fonti di finanziamento per contribuire a finanziare l’economia reale[9]. Già nel 2014 la Commissione Europea, visto il diffondersi del fenomeno, prospettava l’opportunità di sfruttare questo nuovo tipo di raccolta collettiva per finanziare varie tipologie di progetti innovativi, creativi e culturali, o attività di imprenditori sociali, che hanno difficoltà di accesso alle altre forme di finanziamento[10].
Tale modello PPP-CC è ipotizzabile considerando, tuttavia, i suoi costi, limiti e le necessarie accortezze e attenzioni nell’utilizzo. Il limite a tale combinazione risiederà sicuramente nel tipo di opera (dimensione, complessità, importo, territorio coinvolto, ecc.) il cui finanziamento dal “basso” sarà in proporzione all’ampiezza del territorio coinvolto e del numero dei cittadini (mercato potenziale o domanda potenziale dell’opera pubblica o servizio pubblico per il bisogno pubblico da soddisfare).
Premesso che è sempre essenziale un’adeguata valutazione del progetto in PPP (risk analysis, analisi economica e finanziaria, PPP test, ecc.), è molto importante anche la giusta valutazione degli obiettivi di budget da raggiungere con la campagna prima di essere pubblicato sulla piattaforma, anche in funzione della collettività che il progetto riuscirà a mobilitare.
In questa combinazione di PPP e Civic Crowdfunding (PPP-CC) potrebbero configurarsi diverse situazioni a seconda di come viene impostato il modello ex ante ed in base ai risultati ottenuti dalla campagna: donazioni che si sostituiscono al contributo pubblico e mix di donazioni e contributo pubblico, nonché entrambi in combinazione con altri fondi (es. Fondi ESI).
In un PPP, in cui i fondi sono reperiti con il civic crowdfunding, nella struttura dei costi del finanziamento dovranno essere considerati anche i costi della campagna costituiti dalle rewards (se presenti), i costi relativi a consulenti ed esperti di crowdfunding, le commissioni richieste dalla piattaforma e dai canali di pagamento. Da considerare anche il costo dell’operazione in generale di strutturazione del PPP, che si aggiunge agli altri costi, nel confronto con il potenziale di donazioni ricevibili.
Da non sottovalutare, inoltre, il costo della formazione, necessario, da sostenere per l’aggiornamento e la formazione del personale coinvolto nell’operazione. A tale proposito si rileva uno dei limiti del civic crowdfunding che è il gap culturale tra gli addetti in una materia nuova, in evoluzione e ancora da ben definire nelle regole.
In merito all’IVA si dovrà considerare anche quella generata dalla campagna che sarà diversa a seconda del tipo di campagna (donation o reward). In linea generale, dal momento che si tratta di forme di finanziamento dal basso, in cui la raccolta fondi avviene attraverso un modello di finanziamento collettivo, e quindi si tratta di vere e proprie donazioni di denaro, l’IVA non è applicata. Mentre nel caso di campagne reward solitamente è presente l’applicazione dell’IVA poiché di solito è presente la cessione di bene o di un servizio, tuttavia sarà necessario valutare caso per caso.
Un tale modello lo si può realizzare con efficacia informando e condividendo il progetto, nonché tutte le informazioni in esso contenute, ex ante con le amministrazioni locali, e laddove sia necessario anche con le istituzioni nazionali, al fine di pervenire ad accordi con esse sulle ricadute economiche e sociali e eventualmente compatibilità ambientali o rispetto di eventuali vincoli (es. Sovraintendenza).
Da ultimo è necessario ex ante valutare la durata dell’iter del processo autorizzativo per la realizzazione delle opere al fine di pianificare con precisione le procedure autorizzative richieste e procedere speditamente alla realizzazione dell’opera, nonché fornire con precisone le informazioni ai potenziali finanziatori privati.
Sicuramente il civic crowdfunding migliora la pubblicità di ricerca fondi, coinvolge la collettività più direttamente interessata all’opera pubblica e consente di avere un feedback diretto dalla collettività circa l’apprezzamento del progetto da realizzare. Come tale quindi può essere un utile strumento complementare di misurazione e di monitoraggio delle performance nell’ambito del “sistema di misurazione delle performance”, ex ante ed ex post. Contribuisce nella valutazione dell’impatto socio-ambientale del PPP nell’ambito dei metodi di valutazione di modelli utilizzati. Il modello permetterà di cogliere gli interessi dei soggetti coinvolti e dei territori in base alla risposta delle donazioni, non tanto in termine di valore assoluto delle donazioni, ma in termine di numero di donazioni, in cui il modello stesso potrà essere utilizzato al compimento dell’opera come un misuratore del sistema delle performance del management coinvolto.
Una proposta: una piattaforma pubblica di civic crowdfunding per il PPP
Considerando efficace la sinergia tra il civic crodfunding e il PPP si vuole proporre lo studio e l’analisi dell’opportunità e dell’ipotesi di creare e realizzare un’apposita piattaforma pubblica di civic crowdfunding, unica a livello nazionale, o l’unione o il potenziamento di quelle esistenti, per operazioni in PPP realizzate con il civic crowdfunding, PPP-CC, attraverso il coinvolgimento di comuni, province, enti e istituzioni pubbliche e/o di interesse.
L’idea sarebbe quella realizzare una piattaforma con una pluralità di soggetti pubblici che con il network permetta ad essi di attivare delle campagne di civic crowdfunding su progetti di pubblica utilità, in cui:
i progetti in PPP, di varie tipologie:
- sono presentati sia dal pubblico sia dal privato;
- sono valutati ex ante da un ente terzo (mix di esperti) che ne analizzano le componenti tecniche e la validità dell’opera sia in termini di valutazioni di tipo ingegneristico e architettonico, economico finanziario e giuridico nel rispetto della normativa e delle linee guida per le operazioni in PPP;
- sono pubblicati sulla piattaforma per essere votati dai cittadini coinvolti nel territorio di riferimento;
- in relazione agli esiti ex ante dell’analisi economica-finanziaria, delle votazioni e quindi della potenzialità di raccolta di donazioni del progetto, si effettuerà una valutazione sulla partecipazione della PA attraverso la corresponsione di un contributo pubblico, variabile all’esito del crowdfunding, configurando un modello di PPP -civic crowdfunding ottimale;
- sarà studiata la progettazione e la gestione della campagna, anche attraverso l’utilizzo di tutor;
- sarà valutato il coinvolgimento di sponsor, per esempio per l’integrazione della raccolta con fondi privati di aziende e brand;
- all’esito di tali valutazioni, se si ritiene valido il progetto, sarà pubblicato sulla piattaforma.
I progetti presentati vengono valutati nella loro fattibilità da un team scientifico-culturale, multidisciplinare, indipendente che verifichi i progetti presentati e che si interfacci e dialoghi in modo attivo, proficuo e risolutivo con le parti coinvolte per una prima selezione. Il team accompagnerà il progetto in tutte le sue fasi di lancio: valutazione e definizione del progetto, determinazione dell’obbiettivo di budget, campagna di promozione e marketing, tempi, reward, adempimento delle procedure burocratiche, indicando condizioni e vincoli inerenti l’utilizzo e l’intervento su di esso ecc. Esso valuterà la qualità e la fattibilità dei progetti tenendo in considerazione i feedback ricevuti, nel rispetto dei termini previsti e soprattutto delle linee guida in termini di valutazione di progetti di investimento pubblico.
Dopodiché, i progetti selezionati vengono pubblicati una prima volta sulla piattaforma per un periodo di tempo per essere valutati e votati dai cittadini, i quali potranno commentare e partecipare attivamente alle modifiche del progetto. Nel frattempo i soggetti coinvolti, radicati nel territorio, cooperano per la massima partecipazione dei cittadini.
I progetti più votati saranno pubblicati nella piattaforma per il crowdfunding, e quindi per il finanziamento, e quelli che raggiungeranno l’obiettivo di budget di finanziamento prefisso, vengono avviati dall’amministrazione. Nel caso di progetti di importi rilevanti rispetto a quelli attivabili solitamente nelle campagne di crowdfunding, risulterà utile suddividere il progetto presentato in diversi obiettivi di budget o steps. Ciò favorirebbe anche il coinvolgimento di coloro che non hanno partecipato al primo step, ma incoraggiati dai primi risultati concreti e le prime ricompense del primo step, vogliono anch’essi partecipare alla realizzazione del progetto.
Sulla piattaforma potranno così generarsi anche delle best practices da prendere come standard di riferimento da replicare nei territori, con i giusti adattamenti, e magari raccogliendo il consenso ex ante dei cittadini grazie alla condivisione e coinvolgimento della rete.
Una piattaforma unica a livello nazionale permetterà, inoltre, il coinvolgimento della rete di città, provincie e regioni con la condivisione e partecipazione di tutti i cittadini, anche per proporre progetti più complessi rispetto a quelli promossi finora (es. la realizzazione di un asilo, l’ammodernamento di una scuola, la realizzazione di impianti sportivi, ecc.).
Le campagne pubblicate su una piattaforma a visibilità internazionale, invece, potrebbero attirare capitali esteri o investitori stranieri che già vedono un progetto dettagliato spiegato in tutte le sue fasi in cui la credibilità e affidabilità è sostenuta da un’analisi svolta a monte del processo decisionale, in cui il valore del brand “Italia” potrebbe giovare al successo del progetto.
Il crowdfunding civico rappresenta, quindi, un’opportunità e uno strumento utile per sopperire alla sempre più diffusa scarsità di risorse pubbliche delle amministrazioni locali permettendo all’individuo di partecipare nella realizzazione della cosa pubblica percependola, non più come “dello Stato”, ma come “propria” attraverso il coinvolgimento nei processi decisionali della pubblica amministrazione.
Per il successo della realizzazione di questo nuovo schema, è importante soprattutto realizzare un insieme di attività (presentazione, marketing, sceneggiatura e business plan ecc.) al fine di far sentire il potenziale sostenitore come un elemento fondamentale nella realizzazione del progetto, c.d. “storytelling” in cui il progetto non deve essere percepito dalla folla come imposto dalla PA, ma come qualcosa che parte dalla folla e migliorabile.
Affinché un progetto si trasformi in una campagna di successo è fondamentale che il promotore coinvolga più persone possibili. Il successo di una campagna infatti dipende da molti fattori. In primis dalla presentazione del progetto che dovrà essere descritto in maniera esaustiva e non trascurare i dettagli, spiegando come cambierà il bene o luogo oggetto del funding e con corredo di foto filmati elaborati tecnici, ecc. In questo modo non solo il crowdfunding può essere lo strumento per finanziare il progetto, ma sarà anche un test per verificare l’interesse per i cittadini e la collettività per la sua realizzazione. Il successo di una campagna, il raggiungimento del budget, diventerebbe inoltre un indicatore di approvazione sociale del progetto e può quindi essere elemento integrante di misurazione delle performance.
La realizzazione di un modello di PPP-CC non è di difficile realizzazione tecnica, la difficoltà principale risiede nel favorire il cambio di prospettiva, rendendo accettabile per le gli organi di governo a livello locale e per le burocrazie un capovolgimento del ruolo degli attori coinvolti nella realizzazione di opere pubbliche, ed in particolare in PPP: la pubblica amministrazione, il privato costituito dai cittadini e imprenditori e la rete.
Conclusioni
Consapevoli della crescita esponenziale del crowdfunding e dei vari modelli a disposizione tra cui il civic crowdfunding per la realizzazione di opere pubbliche, si è voluto in questa sede fornire dati e informazioni e porre delle domande, senza aver tuttavia la pretesa di aver fornito risposte definitive. Il nuovo sistema di comunicazione e di coinvolgimento dei cittadini, la rete, consente di avere una diversa visione e approccio al mondo che ci circonda. L’approfondimento dei temi fin qui trattati vogliono essere di stimolo per ulteriori riflessioni, studi e indagini.
Accanto agli schemi di finanziamento tradizionali delle opere pubbliche o servizi di pubblica utilità in PPP, c’è la possibilità di affiancare e coinvolgere un nuovo sistema di finanziamento, in cui il privato è attivato attraverso l’utilizzo della rete quale strumento di finanziamento innovativo.
Le domande poste dagli autori: è possibile considerare il civic crowdfunding come una evoluzione dei modelli di funding per la pubblica amministrazione nella nuova economia del sistema Italia? In operazioni di PPP può il privato essere costituito, o anche integrato, dalla “folla” dei cittadini? hanno lo scopo di aprire un dialogo su questi temi.
Un modello di PPP-CC (PPP e Civic crowdfunding) potrà sicuramente esistere, tuttavia, con dei limiti in termini di dimensioni dei progetti e attente e giuste valutazioni del progetto effettuate da parte di un team di esperti. Un tale modello può, peraltro, portare a dei risultati in termini di feedback della collettività che si possono innestare come indicatore nel processo di misurazione dell’impatto sociale. Esso, quindi, può essere anche un utile strumento di integrazione nel “sistema di misurazione e monitoraggio delle performance”, ex ante ed ex post, contribuendo nella valutazione dell’impatto socio-ambientale del PPP.
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[1] Categorie riconosciute dal rapporto Massolution del 2015 e Crowdfunding Industry report Massolution organizzazione statunitense con sede a Los Angeles che pubblica annualmente il Report, considerata la ricerca più approfondita e autorevole a livello mondiale; www.crowdfundingitalia.com
[2] I modelli sono: Club Model (i progetti vengono presentati e offerti a finanziatori di una cerchia ristretta, al fine di dar vita ad investimenti di vario genere, Holding Model (il soggetto che realizzerà il progetto è la persona giuridica, la holding strumentale creata dai finanziatori), Raccolta di sottoscrizioni (il finanziatore, dopo che il progetto gli sia stato adeguatamente presentato e garantito con mezzi adeguati, sottoscrive azioni o quote offerte diventando un socio al 100%; tale modello è quello preferito dai legislatori americani e italiani).
[3] Il crowdfunding in Italia, http://www.crowdfundingreport.it/#third
[4] Vedi nota 3.
[5] EUROPEAN CROWDFUNDING NETWORK, ECN CrowdCamp: 5 things you didn’t know about civic crowdfunding, www.eurocrowd.org, 26/04/2018
[6] COMMISSIONE EUROPEA, Il crowdfunding. Che cosa è? – Una guida per le piccole e medie imprese
[7] Elementi emersi all’interno del webinar ‘Match-funding: when public institutions meet crowdfunding’ dello European Crowdfunding Network del 21/03/2017.
[8] Il Crowdfunding in Italia – Report 2018 https://www.crowdfundingreport.it/
[9] Unione Europea, 2014 (COM/2014/0172 final)
[10] Unione Europea, 2014 (COM/2014/0172 final)